“…Principi da custodire, Istituti da riformare…” Le ragioni del Sì

Medieval_wine_conservationVotiamo Sì al referendum di ottobre sulla riforma costituzionale che attua principi e diritti fondamentali della Carta Fondamentale attraverso il procedimento revisione dell’ordinamento della Repubblica previsto dall’art. 138 Cost.

L’iter legislativo è durato due anni nel corso dei quali sono state tenute innumerevoli sessioni parlamentari ed il confronto pubblico è stato acceso.

Il testo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale riprende parti significative delle proposte finali già formulate dalla Commissione per le riforme Costituzionali, istituita dal Governo Letta nel 2013, e delle modifiche parlamentari all’iniziale disegno di legge presentato dal Governo Renzi.

La riforma si prefigge, innanzitutto, di semplificare l’attuale modello costituzionale, così da renderlo più efficiente e adeguato a gestire le sfide dell’attuale fase storica, sia sul versante “interno” che europeo.

E’ eliminato il bicameralismo paritario indifferenziato riservando il voto di fiducia alla sola Camera dei deputati;  si riducono i costi superflui, diretti e indiretti; il Senato della Repubblica – ridotto nei suoi componenti di oltre due terzi – si trasforma nella camera rappresentativa delle Autonomie locali; le materie assegnate allo Stato centrale si incrementano; rimangono  inalterate le fondamentali garanzie costituzionali; si potenziano alcuni istituti di partecipazione (iniziativa legislativa, referendum popolari).

Ne consegue un processo legislativo parlamentare più lineare per il quale si prevede:

  1. competenza paritaria tra Camera e Senato su tutta la legislazione costituzionale e sulle leggi di attuazione riguardanti il rapporto Stato centrale/autonomie locali;
  2. prevalenza finale della Camera sul Senato per le altri leggi;
  3. corsia preferenziale ai disegni di leggi di attuazione del programma di governo.

Si riespande, secondo quanto indicato dalla giurisprudenza costituzionale, il potere dello Stato centrale su alcune delle materie (energia, trasporti) condivise dal 2001 con le Regioni; viene eliminata la competenza concorrente tra Stato e Regioni.

Si semplificano l’iniziativa legislativa popolare ed il referendum abrogativo (firme, quorum, validità); si introduce in Costituzione il referendum propositivo e di indirizzo; si innalza il quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica.

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La concentrazione della rappresentanza politica generale nella sola Camera dei deputati, la diversificazione del processo legislativo, il rafforzamento dell’iniziativa legislativa dell’Esecutivo in Parlamento, la compartecipazione delle rappresentanze delle autonomie locali alle leggi che le riguardano, la valorizzazione della partecipazione diffusa, il potenziamento delle garanzie rinvigoriscono dall’interno la forma di governo parlamentare e lo Stato “regionale” definiti dalla Costituente.

In quella sede, infatti, i partiti, temendo ciascuno la vittoria dell’altro, preferirono garantire alla minoranza il diritto di concorrere alla determinazione della politica nazionale  piuttosto che dotare il Governo di strumenti idonei ad attuare l’indirizzo politico prevalente uscito dalle urne.

Quei dispositivi minimi di stabilizzazione del Governo parlamentare – allora rimossi – sono recuperati oggi con accorgimenti sulla sua azione legislativa in Parlamento (voto a data certa) e con l’Italicum (premio di maggioranza alla lista).

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Alcuni aspetti di dettaglio della riforma sono discutibili, ma le sue opzioni fondamentali, combinate con l’entrata in vigore dell’Italicum, disincagliano il circuito rappresentativo/decisionale dai rischi di stallo democratico ripresentatisi con le elezioni del 2013 ed acuiti dagli effetti della sent. 1 del 2014 della Corte costituzionale che, per ovviare alla inconcludenza riformatrice protrattasi nel tempo, ha reintrodotto il proporzionale con preferenze abrogato dalla stagione referendaria 1991/1993.

Nessuna rottura costituzionale.

Tanto in sede elettorale quanto in sede parlamentare è più compiutamente valorizzato l’indirizzo politico maggioritario espresso dai cittadini (artt. 1 e 49 Cost.); attraverso il nuovo Senato le autonomie locali sono coinvolte paritariamente sul piano legislativo (art. 5 Cost.)

Per queste ragioni siamo impegnati a favore del ed invitiamo quanti sono animati dai medesimi intenti a operare insieme e/o ad attivarsi nelle forme che prediligono per un confronto sereno ed approfondito sui contenuti della riforma.

Lina Bevilacqua

Alberto Cardone

Pasquale Carlomagno

Giovanni Celenta

Massimiliano De Rosa

Silvia Ferrara

Sergio Fruncillo

Sabato Fusco

Bruno Giannattasio

Guglielmo La Pastina

Gianfranco Macrì

Fabio Maglione

Andrea Marino

Giannantonio Mastrovito

Alfredo Orientale

Gisella Pignataro

Lorenzo Raso

Raffaele Reina

Nicola Santoriello