Bibliografia

A beneficio di coloro che sentono la necessità di approfondire le proprie conoscenze in tema di riforma costituzionale, in questa sezione del nostro sito intendiamo suggerire la lettura di testi che affrontano il tema analizzandone le implicazioni sul piano tecnico, politico e storico.

AGGIORNARE LA COSTITUZIONE

aggiornare-la-costituzionedi Guido Crainz e Carlo Fusaro

«La prima parte della Costituzione superava ampiamente gli orizzonti culturali del tempo e proiettava il paese nel futuro: inevitabilmente invece la seconda parte – quella di cui oggi si discute – fu fortemente influenzata dai rischi incombenti, dalle incognite e dalle paure di allora. Tutto questo si aggiungeva all’esperienza ancora bruciante del fascismo. Di qui l’impostazione che poi prevalse, al termine di un percorso accidentato e non lineare». Guido Crainz

«Non siamo a un cambiamento della Costituzione, a una sua trasformazione in qualcosa di diverso, tanto meno – come pure i critici più accaniti sostengono – a un suo stravolgimento: siamo di fronte a una incisiva modificazione che punta ad adeguare e ammodernare la sola seconda parte della Costituzione per renderla più funzionale». Carlo Fusaro

A quasi settant’anni dalla sua entrata in vigore, la nostra Costituzione è al centro di un passaggio referendario importantissimo. Non sono, beninteso, in discussione i principi fondativi. La riforma, approvata dai due rami del Parlamento – dopo trent’anni di discussioni e dopo un lungo e complesso itinerario tra Camera e Senato – riguarda la seconda parte della Carta, ovvero quella che interessa i meccanismi di funzionamento del nostro ordinamento democratico. Il quesito che avremo davanti non consentirà distinguo. Non saremo, in altri termini, chiamati a decidere tra diverse ipotesi possibili. Dovremo dire soltanto se vogliamo che sia mantenuto intatto il vecchio ordinamento o che vengano introdotti degli aggiornamenti – perché di questo si tratta – nella parte che regola questioni essenziali per la vita del nostro paese: la fiducia ai governi, la natura del Senato, i rapporti tra le due Camere, la snellezza delle procedure di approvazione delle leggi, la distribuzione delle competenze tra Stato e Regioni. Per paradosso, proprio la nettezza del quesito ci chiama alla responsabilità di valutarne bene la portata. Cosa cambia davvero nella riforma che il Parlamento ha approvato? Cosa rimane invece saldamente immutato? E qual è lo spirito complessivo, il senso dei cambiamenti proposti? Il punto da cui tutto prende le mosse non può che essere l’esperienza storica della nostra vicenda repubblicana. Non vi è dubbio che all’origine la Costituzione, in fatto di equilibri del sistema, fu il frutto di un compromesso tra le istanze delle diverse forze politiche e ideali che diedero origine alla Repubblica. Vi sono anche pochi dubbi circa il fatto che quel compromesso abbia prodotto, nel tempo, disfunzioni, farraginosità, inefficienze che hanno reso complicato il percorso della nostra democrazia. Naturalmente il nostro ordinamento si sarebbe potuto cambiare in maniere diverse. L’unica cosa che è davvero difficile sostenere è che esso fosse «buono in sé», e che dunque non si dovesse assolutamente toccare. Così come l’esperienza storica dimostra quanto sia complicato, data la frammentazione del nostro sistema politico, aggregare una maggioranza parlamentare in grado di varare una riforma costituzionale. Si tratta perciò di una occasione difficilmente ripetibile. Questo libro, scritto a quattro mani da uno storico e da un giurista, vuole essere una guida ragionata ai cambiamenti ipotizzati. Per comprenderli, per valutarli, per soppesarli. E alla fine per scegliere, nell’unica maniera in cui si può decidere in una democrazia complessa: secondo il principio di responsabilità.

COME CHIUDERE LA TRANSIZIONE

pubblicazioni_ceccanti_vassallo_chiudere_transizionedi Stefano Ceccanti e Salvatore Vassallo

Questo volume presenta un’articolata disamina delle trasformazioni che il sistema politico-istituzionale italiano ha subito negli ultimi dieci anni. L’avvio di tali trasformazioni coincide con il cambiamento delle opportunità della competizione politica verificatosi tra la metà e la fine del 1993 per l’uscita di scena di tutti i partiti di governo e per l’introduzione di nuove regole elettorali. Nel frattempo si è affermato il bipolarismo, ma l’eterogeneità interna delle due coalizioni le rende potenzialmente instabili, e la loro reciproca ostilità è ancora troppo alta per un “paese normale”. I governi sono divenuti più longevi ma ondeggiano tra la riemersione di faide interne e la tentazione di togliere all’opposizione anche le rerogative necessarie per svolgere efficacemente il suo ruolo di controllo. Le autonomie territoriali si sono irrobustite ed è prevalsa l’idea che l’assetto dello Stato debba assumere una forma federale, ma manca l’architrave più importante: un ramo del Parlamento come sede di raccordo tra potere centrale e sistemi regionali. Grazie all’apprendimento degli attori politici e degli elettori, ha quindi preso piede la logica maggioritaria (nei rapporti tra elettori, partiti, parlamento e governo) e l’idea federale (nei rapporti tra centro e periferia). Ma, come mostrano gli autori (un qualificato gruppo di storici, politologi e giuristi), per stabilizzare questi nuovi equilibri e chiudere la transizione è necessario un adattamento del disegno costituzionale, che ricalchi il modello del “governo del Primo ministro” col contrappeso di uno “statuto dell’opposizione” e che sancisca la fine del bicameralismo perfetto con la creazione di un vero “Senato delle Regioni”.

 

ITALIA SI CAMBIA – IDENTIKIT DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE

9788849848786_16e0249_guzzetta_italia_piattodi Giovanni Guzzetta

Il dibattito sulla riforma è avvelenato. Scontri ideologici che spesso ignorano i contenuti. Al di là delle tante soluzioni ipotetiche, però l’alternativa è chiara: conservare o cambiare. Di qui la necessità di «conoscere per deliberare», come ricordava Einaudi. Il libro analizza la riforma esaminando i mali delle istituzioni italiane, senza intenti apologetici o demolitori. Un esame di luci e ombre in vista del referendum costituzionale. Fin dal 1946, la classe dirigente ha accreditato l’idea che l’Italia sia una Repubblica in perenne transizione, nell’attesa di diventare una democrazia normale. Già in assemblea costituente Calamandrei ricordava che «sugli scopi, sulle mete, sul ritmo di questa rivoluzione ancora da fare», non c’era accordo. Il compromesso costituzionale nacque così.
Per settant’anni questo è stato l’alibi per scelte sempre all’insegna della provvisorietà, dell’eccezione, dell’emergenza. Senza mai giungere a una stabilizzazione duratura. E la Costituzione in mezzo, evocata come una sacra reliquia intoccabile o come il feticcio da abbattere. Oggi, i cittadini hanno la possibilità di pronunziarsi sul futuro della Repubblica transitoria. Chiarirsi le idee non è solo cruciale, è anche un dovere civico.

 

LA QUESTIONE COSTITUZIONALE IN ITALIA

la-questione-costituzionaledi Paolo Pombeni

Come è nata la nostra Costituzione? Dopo aver inquadrato il problema della Costituente nella storia d’Italia dal Risorgimento in poi, l’autore passa in rassegna le diverse interpretazioni che il pensiero giuridico italiano ha elaborato circa il potere costituente, esamina le principali posizioni dell’opinione pubblica prima e durante i lavori dell’Assemblea costituente nel 1946-47, ricostruisce l’iter concreto della nostra Carta costituzionale, mettendo a fuoco il ruolo di De Gasperi e illustrando i punti caldi del dibattito. Da ultimo ripercorre le discussioni sulle riforme costituzionali, iniziate già all’indomani dell’approvazione della Carta nel 1948 e tuttora vivissime.

 

 

 

LA TRANSIZIONE E’ (QUASI) FINITA

la-transizione-e-quasi-finitadi Stefano Ceccanti

L’Autore ha scritto il testo “La transizione è (quasi finita)” per spiegare agli studenti, ma anche ai cittadini italiani, perché la riforma costituzionale su cui gli elettori saranno chiamati ad esprimersi nel prossimo novembre corrisponde nella sostanza ad alcune regolarità delle grandi democrazie e perché essa riprende alcune intuizioni dei lavori della Prima Parte della Assemblea Costituente del 1946-1947, allora cadute per gli effetti della Guerra Fredda sul nostro sistema politico-istituzionale. Grazie a questa riforma, sempre perfettibile in futuro, che riprende buona parte dei contenuti della commissione di esperti voluta dal governo Letta e dal Presidente Napolitano, sarebbe possibile risolvere due nodi importanti che hanno pesato nella transizione istituzionale italiana, specie dalle riforme elettorali del 1993: il doppio rapporto fiduciario che può portare a maggioranze incoerenti tra Camera e Senato, e l’istituzione di un Senato delle autonomie senza il quale è inevitabile un forte conflitto tar il legislatore nazionale e quelli regionali. In vista del referendum, possiamo quindi dire che oggi “La transizione è (quasi) finita”.

 

LIBERIAMO LA POLITICA – PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

liberiamo-la-politicadi Salvatore Vassallo

Se il veleno del proporzionalismo iniettato dai giudici della Corte costituzionale entrasse in circolo, allora sì che, di fronte alla moltiplicazione dei partiti e a un Parlamento incapace di decidere, molti comincerebbero a dire che è meglio liberarsi della politica democratica, invece di liberarla.

La politica italiana ha bisogno di un nuovo inizio, dopo essere rimasta bloccata per vent’anni, a destra e a sinistra, a causa di gruppi dirigenti invecchiati, screditati, più dediti all’autoconservazione che a salvare il Paese dal declino. Il cambiamento necessario non verrà dalla somma di speculari debolezze, né dall’antipolitica che le assedia, ma da una nuova generazione di leader e attivisti determinati a ridare dignità e forza alle istituzioni democratiche creando finalmente le premesse di una normale democrazia dell’alternanza. Con partiti non più drogati dal finanziamento pubblico o da quello privato di uno solo, aperti alla partecipazione, capaci di pensare e decidere in maniera plurale. Con un parlamento reso meno costoso e più forte dal superamento del bicameralismo, con meno chiacchiere in Transatlantico e più lavoro nelle commissioni, indennità trasparenti secondo standard europei, un sistema elettorale che consenta ai cittadini di scegliere i singoli parlamentari e il Primo ministro. Con leader posti effettivamente nelle condizioni di governare che dopo due o tre mandati al massimo vengono sostituiti.

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