PERCHÉ IL SÌ PUÒ CONTRASTARE LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE (da “Basta un Sì”)

articologtvLa piaga della disoccupazione giovanile è una delle ferite aperte del nostro Paese. Per curarla, sono necessari interventi coraggiosi e scelte precise, e la riforma costituzionale può contribuire a dare la giusta dotazione di questi strumenti. Come?

Gli strumenti che la nuova Costituzione mette a disposizione del governo sono diversi.

La riforma riporta allo Stato sulle politiche attive del lavoro, cioè formazione professionale, riqualificazione, collocamento e contrasto della disoccupazione. E’ una scelta utile, perché le regioni hanno purtroppo dimostrato molti limiti, anzitutto per mancanza di risorse e perché le misure di promozione dell’incontro di domanda e offerta di lavoro hanno bisogno di un coordinamento più ampio di quello regionale. Per fare un esempio, troppe volte i corsi di formazione professionale di una regione non abilitano al di fuori della regione stessa. E’ necessario cambiare.

Con le modifiche al Titolo V, le politiche attive del lavoro diventano dunque di esclusiva competenza esclusiva statale. Questo serve ad aiutare l’occupazione, rimuovendo finalmente le barriere che dividono una regione dall’altra. La conseguenza sarà non solo una maggiore equità su tutto il territorio, ma soprattutto una più importante incidenza del contrasto alla disoccupazione, specie per quella giovanile.

Poi, il superamento del bicameralismo paritario e la maggiore stabilità dell’esecutivo permettono scelte più coraggiose, incisive, e rivolte al lungo termine: la disoccupazione non è una piaga che si sconfigge dovendo pensare principalmente alla prossima crisi di governo e alle beghe di palazzo.

Infine, il superamento del conflitto tra Stato e Regioni – che finora ha sempre significato infinite lungaggini burocratiche e continui aumenti dei costi – porterà maggiori investimenti – italiani ed esteri. Per un investitore, sapere di doversi impelagare in una palude fatta di ricorsi amministrativi, contenziosi e autorizzazioni infinite spesso e volentieri si traduce nella scelta di non investire. Maggiori investimenti portano invece naturalmente maggior lavoro, anzitutto per i giovani.

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