IL MONDO CI GUARDA: SE VINCE IL NO, A RISCHIO LA STABILITÀ (da “Basta un Sì”)

schermata-2016-12-03-alle-18-19-10Vista dai giornali stranieri, l’Italia alla vigilia del referendum appare come una grande e pericolosa incognita. Per l’Europa, per le democrazie occidentali e, prima di tutto, per sé stessa. Perché – su questo tutti gli osservatori internazionali sono d’accordo – una crisi politica ed economica nel nostro Paese danneggerebbe innanzitutto l’euro, rischiando anche la fine dell’esperienza della moneta unica. E a esserne colpiti, contrariamente a quanto urla la propaganda populista, sarebbero prima di tutti i Paesi più deboli, proprio come il nostro.

“Il referendum – spiega il corrispondente a Roma del Financial Times, James Politi – non deciderà solo il destino politico di Renzi, ma è sotto osservazione anche per le sue conseguenze sui mercati finanziari, con il timore che una vittoria del No getterebbe il Paese in una nuova fase di incertezza politica e danneggerebbe gli sforzi delle banche italiane per un incremento dei loro capitali”. Effetti che si estenderebbero anche sul piano internazionale, come spiega sullo stesso giornale londinese David Shellock.

“Se i tassi d’interesse del debito pubblico italiano continuassero a crescere – scrive sul New York TimesPilipp Ther, docente dell’Università di Vienna – potrebbe essere complicato mantenere l’Italia all’interno dell’Eurozona. Se l’Italia, la quarta economia più grande dell’Unione europea, rinunciasse all’euro, la moneta comune arriverebbe al termine, e probabilmente anche l’Ue. Ma come si comporterebbero i populisti, una volta al potere? Se si trovassero di fronte alla scelta tra la bancarotta dello Stato e rimanere nell’euro, potrebbero anche optare per la moneta comune”.

Il tema finanziario, evidentemente, è strettamente connesso a quello politico. Non sarebbe infatti il No in sé a determinare il tracollo dei mercati, bensì l’instabilità determinata da un’eventuale avanzata delle forze populiste. Due sono gli scenari politici immaginati dai giornali internazionali. Da una parte, il riproporsi della classe politica protagonista dei decenni precedenti: “El eterno retorno de Berlusconi”, titola lo spagnolo El Pais, mentre il New York Times sottolinea come la prospettiva di una prematura uscita di scena di Renzi abbia rappresentato per i vecchi dirigenti ‘rottamati’ una chiamata a raccolta di “avversari vendicativi per un inchino finale al centro della scena”.

Dall’altra parte, però, ben più forte è il timore che si avverte attorno a una possibile ascesa al governo del Movimento Cinquestelle. Non necessariamente subito dopo il referendum, ma anche – come paventa Le Monde – al termine di una parentesi durante la quale il nostro Paese sarebbe guidato da un governo tecnico, che non farebbe che rafforzare i sentimenti populistici. Un’ascesa del M5S, vista dagli osservatori internazionali, rafforzerebbe “la tendenza alla rinazionalizzazione delle politiche” (Le Figaro) e quindi a un isolamento che non potrebbe che nuocere ai cittadini, abituati ormai a viaggiare, comunicare e scambiare merci e servizi liberamente.

Ciò che è più grave e pericoloso, secondo il quotidiano francese, è però l’inadeguatezza evidenziata dai Cinquestelle, sia per quanto riguarda la coerenza tra parole e comportamenti (“come dimostrano alcuni piccoli scandali recenti”), sia per la preparazione della sua classe dirigente: “Il problema – ammette una sostenitrice grillina a Le Figaro – è che il M5S non è abbastanza maturo per governare questo Paese complicato”. Al contrario – spiega Marc Lazar sullo stesso quotidiano – “che Renzi piaccia o no, almeno governa!”.

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