CAMBIARE O LASCIARE TUTTO UGUALE: DOMENICA SI VOTA PER QUESTO (da “Basta un Sì”)

votaMancano ormai poche ore alla chiamata alle urne. Ancora una volta, potremo fare tesoro di un regalo inestimabile degli italiani che ci hanno preceduti: la possibilità di esprimere il nostro voto in maniera libera, consapevole, democratica.

Si vota per una cosa sola: per accettare o meno una riforma costituzionale che aspettiamo ormai da 30 anni. Si vota per eliminare il bicameralismo paritario, un sistema lento e macchinoso che esiste solo in Italia; per tagliare finalmente poltrone e costi della politica; per uscire dalla palude burocratica del rapporto Stato e Regioni, che blocca investimenti e rende ogni intervento lento e costoso. Si vota per una riforma che abolisce organi e enti inutili, come le Provincie e il CNEL: mangiatoie di burocrati che non hanno più niente a che vedere con il mondo di oggi, ma che continuano a costare centinaia di milioni. Si vota per introdurre l’equilibrio tra donne e uomini in politica, per dare più strumenti ai cittadini per partecipare alla vita pubblica e alle decisioni politiche, per mettere in condizione il Paese di essere finalmente governato con continuità e responsabilità.

Il resto è marginale. Le polemiche, gli attacchi e le strumentalizzazioni fanno parte dell’appassionato dibattito pubblico che anima questo Paese, ma non c’entrano niente con la scelta nell’urna. Il governo Renzi potrà essere giudicato fra poco tempo, alle prossime elezioni politiche. Domenica votiamo solo su un quesito chiaro e semplice. Non su altro.

La scelta che siamo chiamati a esprimere è epocale. Non si tratta di retorica: questa Riforma è il punto di partenza di un processo di sburocratizzazione di cui l’Italia ha incredibilmente bisogno, e ce lo ripetiamo da decenni. Ne ha bisogno per migliori decisioni e maggiori investimenti, che significano posti di lavoro, ricchezza, opportunità. In particolare per le aree e le fasce del Paese più deboli e in difficoltà – che hanno bisogno oggi come non mai di scelte importanti e rivoluzionarie. Il Sud Italia, ad esempio, non può permettersi altri vent’anni di stop, altri vent’anni di decisioni mancate e di giochi di palazzo: saranno queste aree del nostro Paese a risentire di un ulteriore, protratto immobilismo.

La riforma è perfetta? No, non lo è: le riforme perfette non esistono. Ma è una riforma importante, che affronta molti dei problemi che da anni e anni i partiti promettono di voler risolvere. Oggi possiamo farlo noi cittadini. Da qualche parte, per sistemare le cose, bisogna sempre iniziare: e questa è la prima volta che alle chiacchiere seguono i fatti. Un’occasione irrinunciabile, perché non c’è un’altra Riforma pronta nel cassetto, né ci sarà: per costruire un cambiamento ampio, serio e condiviso servono anni di lavoro incessante. Anni in cui l’Italia continuerebbe a rimanere ferma, bloccata dove è oggi. Quelli che hanno sempre una soluzione migliore in tasca sono gli alleati preferiti dell’immobilismo.

Votare No non significa allora difendere la Costituzione, ma solo condannare il Paese a perdere altro tempo, ad accumulare altri ritardi, a negare altre possibilità ai nostri giovani, a restare impantanati nella burocrazia e nei proclami che hanno animato gli ultimi 30 anni di discussione pubblica. Amare la Costituzione significa metterla in condizione di servire le proprie istituzioni, rendendole moderne ed efficaci nell’affrontare un mondo che cambia. Non possiamo far finta di niente, non possiamo non cambiare anche noi, non possiamo rimanere fermi. Il primo passo in questa condizione si compie domenica 4 dicembre, con un Sì.

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