Perché Sì (da “l’Unità”)

renzi_referendum_-kw3e-u1090801094245bcc-1024x576lastampa-itLa scelta di svegliarci però il 5 Dicembre con un’Italia le cui Istituzioni siano maggiormente efficienti, lo ripeto, dipende da noi.

Ci siamo! Tra poche ore saremo chiamati a dire la nostra sulla Riforma Costituzionale. Dopo mesi di affollata campagna referendaria, saremo finalmente da soli, nel nostro seggio, davanti ad una scheda con una domanda ben precisa:  “Approvate il testo della legge costituzionale concernente disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle Istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione?”. Io, dopo aver letto e riletto sia il quesito che le modifiche costituzionali proposte, risponderò a questa domanda con un Sì.

Siamo davanti ad un’occasione storica, per anni il nostro Paese ha discusso proposte su proposte senza arrivare quasi mai ad una conclusione. Stavolta il cambiamento è a portata di mano e dipende da noi, dipende dal nostro coraggio e dalla volontà di ridare forza ad un testo bellissimo, la nostra Costituzione, che oggi presenta alcune imperfezioni di non poca rilevanza.

Leggendo i vari articoli dell’attuale testo costituzionale mi sono chiesto: Quanto valgono oggi le autonomie locali che continuamente devono lottare per la determinazione delle loro competenze davanti alla Corte Costituzionale? Quanto valgono i Sindaci e i Presidenti di Regione quando mensilmente devono recarsi a Roma presso il Ministero X o l’Ufficio Centrale Y per chiedere informazioni e rassicurazioni su quello o quell’altro provvedimento? Quanto valgono i parlamentari che eleggiamo quando la loro funzione legislativa è mortificata da un Governo che per far qualcosa è obbligato a mettere la fiducia o ricorrere ai decreti legge in quanto, se si affidasse ad una legge di iniziativa parlamentare, sarebbe costretto ad aspettare mediamente 256 giorni? E quanto valiamo noi cittadini quando dopo aver raccolto le firme per una legge di iniziativa popolare la vediamo archiviata in un cassetto senza essere mai discussa? Bene, la risposta a tutte queste domande è: molto poco!

La Riforma Costituzionale è vero non è perfetta, ma di certo prende atto di queste storture e cerca di offrire una risposta soddisfacente che sia in grado di tenere insieme i valori costituzionali, l’esigenza di efficienza e il bisogno di ridare vigore alle Istituzioni siano esse periferiche o centrali.

L’Italia ha bisogno di un Parlamento che non sia mero esecutore delle volontà del Governo, ha bisogno di una Camera che veda al suo interno veri legislatori e un Senato che offra ad essi il punto di vista dei singoli territori. Ha bisogno di superare il mezzo e fallimentare decentramento frutto della vecchia modifica del Titolo V per approdare in una nuova regolamentazione di competenze che sia chiara e che tenga conto delle necessità delle Istituzioni. È vero, l’articolo 70 sarà più lungo ma in compenso offrirà all’interprete maggiore precisione facendo tirare un sospiro di sollievo anche alla Corte Costituzionale. L’Italia ha bisogno di riconoscere una volta per tutte nella propria Costituzione la necessità di un equilibrio tra uomini e donne anche all’interno delle Istituzioni perché, se in questi mesi ci si è preoccupati molto del numero di inquisiti presenti nei vari Consigli Regionali, non ci si è preoccupati abbastanza del numero di donne presenti in essi. L’Italia ha anche bisogno di garantire la discussione in Parlamento di una legge per la quale i cittadini hanno fatto lo sforzo di raccogliere le firme. Sono queste le ragioni che con convinzione mi portano a dire SI a questa Riforma.

La campagna referendaria non è stata delle migliori, la confusione l’ha fatta da padrona e spesso si è scaduti nell’offesa personale. Ciò nonostante, vista l’occasione storica, abbiamo il dovere di andare oltre le simpatie o le antipatie, abbiamo l’esigenza di accantonare la tentazione di voler fare cadere l’attuale Governo ma soprattutto dobbiamo con forza rifiutare le strumentalizzazioni e le letture semplicistiche che di questa Riforma sono state fatte. Dal 5 Dicembre, che vinca o perda il SI, l’Italia si sveglierà comunque con una Repubblica, il Quirinale, la Corte Costituzionale, la Magistratura continueranno a svolgere i loro ruoli di garanzia e la nostra vita andrà avanti ugualmente. La scelta di svegliarci però il 5 Dicembre con un’Italia le cui Istituzioni siano maggiormente efficienti, lo ripeto, dipende da noi.

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