“L’Italia non sprechi questa opportunità”, colloquio con Dante Benini (da “l’Unità”)

benini-755x515L’architetto: “La riforma costituzionale? Avremmo dovuto approvarla già molti anni fa”

È un fiume in piena Dante Benini: «Non voglio in nessun modo che si sprechi questa opportunità di cambiamento per il Paese. Non possiamo perdere anche questo treno. All’estero abbiamo, finalmente, riacquistato un minimo di credibilità. Grazie al grande lavoro che sta facendo questo ragazzo si torna a guardare con interesse all’Italia e a tutto quello che rappresenta». Benini è uno tra i più importanti architetti italiani: ha lavorato fin da giovanissimo con i più grandi in tutto il mondo.

Ispirato da Bruno Zevi, che ne ha elogiato spesso le opere, ha insegnato a Cuba, Napoli, Milano, Innsbruck. La sua società ha sedi sparse in mezzo mondo dal Brasile al Regno Unito, passando per gli Stati Uniti e Milano. Tra i suoi lavori c’è la sede del centro ricerche Farmitalia, il Ponte Cittadella ad Alessandria con Richard Meier, l’edificio Olivetti ad Ivrea, il “palazzo che re spira” della Geox a Milano, la Piazza del Terzo Millennio a Pisa.

E poi, il più grande parco al mondo della scienza biogenetica di Shenzhen in Cina. È tornato da diversi anni in Italia, dopo aver passato molto tempo all’estero, dove si trasferì giovanissimo a 23 anni. «Io amo l’Italia e non voglio che torniamo ad essere compatiti come quel Paese pieno di belle speranza ma che non riesce a guardare con forza al futuro. Matteo Renzi ha dei limiti, come tutti, e la riforma poteva essere migliore, ma di perfettismo si muore», continua.

Il suo è uno sfogo, con passione e senza ira. «Dico sì perché voglio che l’Italia non fermi questi ragazzi che hanno ridato smalto al Governo. Non voglio credere che si precipiti in un buco nero, per il quale io non riesco a percepire nessuna visione e al momento non credo esista un’alternativa migliore rispetto a quello che abbiamo ». Molti temono che questa riforma riduca gli spazi di partecipazione, chiediamo. «Non vedo questo rischio», risponde.

«Al contrario, vedo il concreto pericolo che ancora una volta, per paura dell’uomo nero, si perda l’occasione di eliminare un po’ di blocchi e freni di cui i Costituenti avevano riempito la Carta dopo la tragica esperienza del fascismo. Ben sapendo loro stessi che la Costituzione avrebbe avuto bisogno di cambiamenti nella seconda parte. Dobbiamo riuscire ad eliminare questa paura atavica che abbiamo addosso. Nella riforma non c’è nessun stravolgimento degli istituti di garanzia – conclude -. Avremmo dovuto approvarla già molti anni fa, ma, purtroppo, arriviamo coi nostri soliti 20-30 anni di ritardo. Quando mi chiedono se vivo a Milano io rispondo che “sto” a Milano, non vivo. Ecco, quello che auspico da questa riforma è di avere un Paese dove tornare a vivere».

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