ABBIAMO CALCOLATO I RISPARMI SE VINCE IL NO: ZERO (da “Basta un Sì”)

whatsapp-image-2016-12-01-at-18-59-33Il balletto sui risparmi derivanti dalla riforma della Costituzione per cui si vota il 4 dicembre è frenetico da mesi. La cifra, confermata da più osservatori, si aggira intorno a 500 milioni di euro all’anno – cui andrebbero aggiunti gli enormi risparmi che deriveranno dall’abolizione del contenzioso tra Stato e Regioni, in termini di efficienza, coordinamento, riduzione dei tempi di realizzazione delle opere, dei loro costi, e quindi degli effetti positivi di queste realizzazioni sul territorio.

Quello di cui si parla poco, però, sono i risparmi che deriverebbero dal votare No. Stavolta non servono esperti contabili e attenti ragionieri per farne una stima: è zero. Nulla, niente di niente. Neanche un centesimo. Continueremmo a pagare gli stipendi a 315 senatori e a non ridurre quelli dei consiglieri regionali. Continueremmo a rimborsare i gruppi consiliari regionali, che alimentano solo corruzione e abusi (e non a caso sono sempre al centro di moltissimi scandali politici recenti). Continueremmo a pagare il CNEL, un carrozzone pubblico da un miliardo di euro, ormai inutile e superato, e a mantenere in vita le Provincie, a botte di 320 milioni all’anno. Per non parlare del mantenimento del conflitto di competenza tra Stato e Regioni, che si traduce in lungaggini burocratiche infinite, assenza di coordinamento e collaborazione nazionale, tempi dilatati per la realizzazione di ogni intervento, costi gonfiati senza limiti e tribunali amministrativi intasati.

Si può sempre fare di più in merito a risparmi ed efficientamento – e certo la sfida non si ferma qui. Ma da qualche parte si deve iniziare, e dopo 30 anni di chiacchiere e proclami, con la Riforma si iniziano a vedere, finalmente, risparmi certificati: stipendi annullati o ridotti, rimborsi soppressi ed enti cancellati. Sono cifre nero su bianco, come nero su bianco è lo zero scritto accanto ai risparmi con il No. Possiamo decidere di stare fermi ancora anni, buttando altro tempo e soldi mentre ci raccontiamo che “si poteva fare di più”. Oppure possiamo decidere di iniziare a rimettere a posto questo Paese, dicendo basta a sprechi e spese fuori controllo finalmente con un po’ di concretezza, al di là delle chiacchiere. Per farlo, il 4 dicembre #BastaunSì.

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